Monte Bianco, News

Un’estate sul Monte Bianco (Federico)

Sono sei anni che ogni estate parto per salire tutte le cime della Valle d’Aosta in un misto di sconfinata passione, un pizzico di sano masochismo e tanta tanta voglia di rincorrere tracce spesso percorse solo dagli stambecchi e raccontarle attraverso le guide sulle Vie normali della Valle d’Aosta.

Quest’estate però era diversa: non c’erano la punta del Cervino, le lunghi valli del Monte Rosa, i laghi del Monte Avic, la piramide del Monte Emilius, le infinite cime del Gran Paradiso o del Rutor, non c’erano delle montagne ma un gigante ad attendermi. Sapevo che sarebbe stato davvero impegnativo – tutte le cime – per me che mi occupo della parte più alpinistica e delle arrampicate all’interno del progetto significa salire un po’ tutte le montagne del Bianco, e che montagne! Era però anche una sfida, una grande sfida, e includeva salite che volevo fare da tempo, sogni di una vita alpinistica.

In montagna non sono un gran programmatore o meglio non mi piace farmi degli schemi, delle scalette da rispettare; quando giro da solo decido spesso la cima da salire all’ultimo minuto, a volte la mattina stessa della salita. Quest’anno però l’elenco di cime era lunghissimo e mi ero organizzato per tempo. Oltre ad aver già salito alcune cime gli anni precedenti tra l’inverno e la primavera scorsa avevo diviso le cime per difficoltà e categoria, dalle salite alpinistiche in quota alle arrampicate, dalle ravanate alle cime con dei punti interrogativi per quelle montagne con scarne o vecchissime informazioni, avevo raccolto guide e relazioni e iniziato a fare un programma di massima. Poi per l’impossibilità di incastrare tutto in un periodo di tempo così breve e soprattutto per l’incognita dei tanti e incontrollabili fattori: il bel tempo, le condizioni, la disponibilità dei compagni, avevo lasciato ancora una volta che fosse lo scorrere dell’estate a scandire il calendario delle salite.

Non è facile guardarsi indietro, ripercorrere un’estate sul Monte Bianco. Ho passato davvero tanto tempo a salire, immortalare momenti e parole, sfogliare guide, osservare le montagne. Ho salito cime, qualche volta sono tornato indietro, spesso sono ritornato negli stessi posti, altre volte nel vallone di fronte solo per scattare qualche fotografia.

Potrei scrivere di questa o di quella salita, della difficoltà di quel passaggio o di quell’affilata cresta di neve ma voglio invece fermarmi su quella voglia un po’ effimera del raggiungere la cima, del piacere che provoca la vetta, della soddisfazione dell’obbiettivo raggiunto. Perché se è vero che il viaggio fa la differenza, il viaggio senza cima ha un sapore differente e quegli ultimi passi che precedono la vetta sono sempre speciali. Tanto più la salita è lunga e tribolata, tanto più il fiato è corto, tanto la cima è a punta e a lungo sognata quanto la gioia sarà maggiore. Spesso dura un attimo, talvolta è sopraffatta dalla preoccupazione della discesa, quasi sempre è accompagnata da uno sguardo con il compagno di cordata e da una fotografia. Nel Monte Bianco ogni cima che ho raggiunto quest’estate ha avuto un piccolo momento, emozioni diverse ma unite da quell’attimo di piacere dove tutti i pensieri scompaiono e ti adagi nella grandiosità dell’ambiente che ti circonda per godere del vuoto attorno. Sarà difficile dimenticare i momenti sulla Punta Walker alle Grande Jorasses mentre nevischiava e tirava il vento, le strette di mano e i sinceri ringraziamenti di 2 alpinisti francesi a cui abbiamo battuto traccia tutto il giorno; la personalissima gran fatica sugli ultimi metri del Mont Maudit dopo aver percorso la meravigliosa Cresta Kuffner, la grandiosità del Monte Bianco dalla Punta Innominata, la soddisfazione unica propria delle salite solitarie sulla selvaggia Aiguille de Trochey, il fermarsi tutto il tempo del mondo sull’Aiguille de Toula solo per osservare il panorama senza aver preoccupazioni per la discesa, il ‘una foto e via che arriva il temporale’ sul Pic Gamba, l’amletico dubbio – doppie o no? – sulle Petite Jorasses.

E poi è arrivato settembre ed il tempo di fare il bilancio dell’estate.

Non ho salito tutte le cime del Monte Bianco. Non ho raggiunto tutte le cime in un’estate.

Era da qualche settimana, da quando un paio di grandi salite in quota mi erano sfuggite o meglio erano state sostituite con altre che sapevo che non sarei riuscito a portare a termine il progetto di salire tutte le cime del Monte Bianco in una sola estate. Quando ho deciso di intraprendere il progetto Vie Normali Valle d’Aosta, mi sono imposto delle condizioni: salire tutte le cime comprese quelle più intricate, rotte, sfasciate, dimenticate ma lasciarsi quel giusto margine: correre ma non rincorrere, capire quando il rischio è eccessivo, fermarsi per ritornare se non si ha il giusto materiale o non ci sono le condizioni, portare il giusto rispetto alle montagne e salirle solo quando vestite del loro abito più bello. Lo sapevo già a fine luglio che non sarei riuscito a salirle tutte in una sola estate ma avevo rilegato quel pensiero al domani per concentrarmi sul continuare a macinare dislivello per salirle il più possibile e soprattutto cercare di vivere appieno ogni angolo delle valli italiane del Monte Bianco. Respirare quell’aria talvolta opprimente ma sempre elettrizzante data da quell’infinità di pareti e dal desiderio di volteggiare lassù. Sono tornato tante volte negli stessi posti per vedere i cambiamenti delle montagne durante la stessa stagione estiva e per fotografare ogni versante. La Val Veny e il possente versante Sud del Bianco, la Val Ferret con una successione di irraggiungibili cime selvagge che continuano ad apparire vallone dopo vallone fino alla vetta del Mont Dolent.

L’idea sempre crescente che anche la prossima estate sarei tornato su queste stesse montagne era consolatoria; mi sarebbe dispiaciuto abbandonarle così, voltare pagina verso altre vette. L’idea di tornare in un luogo caro, di confrontarmi ancora con queste straordinarie cime mi rallegrava da quell’amarezza del risultato mancato. Con un po’ d’ingenuità forse avevo davvero creduto di poter salire tutte le cime del Monte Bianco in un’estate. Quell’ingenuità dovuta alla ricerca dell’incertezza che però mi mancava da quelle prime volte che avevo messo le scarpette per arrampicare o piantato le piccozze nella neve, ingenuità dovuta a quel misto di scoperta del nuovo che dopo anni in montagna talvolta si dimentica, si perde in quel costante salire.

Tornerò sul Monte Bianco la prossima estate per finire il progetto cha abbiamo iniziato, salire altre cime, vivere altre emozioni. E quindi questo è un arrivederci, e il racconto del Monte Bianco con e per le vie normali proseguirà ancora. Sarò una nuova stagione complicata perché abbiamo deciso di unire le ultime salite al Monte Bianco per realizzare il sesto volume a quelle del settimo che sarà dedicato al Grande Combine, per cercare di non ‘perdere’ un anno al progetto e rimanere negli 8 anni complessivi. Ma questa è un’altra storia e nelle prossime puntate vi aggiorneremo anche su come struttureremo il progetto, pubblicazioni e salite nei prossimi mesi.

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